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cosa può fare clubhouse per il mondo del vino

ClubHouse e Vino. Il connubio è possibile? Ma soprattutto… utile?

Il social network ClubHouse – da poco nato e di cui parlano tutti consiste in una serie di stanze (rooms, concetto a cui Zoom, Facebook e company ci hanno abituato in questo periodo di conferenze e webinar online) in cui si accede in maniera libera e gratuita per ascoltare il tema e la discussione stabilita, come se si accedesse ad una vera e propria conferenza. Nessuna chat, nessuna foto da postare, solo voce, solo “in diretta”. E soprattutto, niente leoni da tastiera e connessioni lente e instabili. Le conversazioni inoltre, a differenza dei webinar, dei podcast e dei video su YouTube, non sono registrabili e fruibili in un secondo momento.

Disponibile per ora su iOS quindi iPhone (l’app con l’icona viola che si trova sul Play Store Android non è il ClubHouse di cui stiamo parlando), e ancora per un po’, solo su invito. Perché? Politiche e strategie aziendali. D’altronde non è forse più appetibile e interessante ciò che è difficile da raggiungere? Proprio come una pregiata bottiglia di vino di un’annata storica.
La casa sviluppatrice tuttavia fa sapere che la versione per Android sta per arrivare, non prima di altre novità però.

Attualmente è utilizzato dai cosiddetti early adopter, ovvero coloro che rispetto alla media degli utenti, recepisce il nuovo strumento o la nuova tecnologia in tempi brevissimi successivi l’uscita.

Cos’ha a che fare ClubHouse con il Vino?

Il mondo del vino non sta a guardare il fenomeno social del momento, spinto forse anche dal dovuto ammodernamento in tema digital che ha dovuto perseguire in fase di lockdown, per continuare a comunicare e mandare avanti il business.

La strategia che le community sembrano aver adottato su ClubHouse per parlare di vino è quella di settorializzare e frammentare gli argomenti su specifiche tematiche come l’enoturismo in determinate zone, o gli strumenti di cui può avvalersi l’enoterismo, ecc.
Iscrivendosi alle community si viene avvisati ogni qualvolta un membro indice una conference (o apre una stanza) su sul determinato argomento.

Punti di forza e di debolezza di ClubHouse per il vino

Come si diceva in apertura, gli incontri sono solo audio, quindi le conference richiedono una trasmissione di dati più leggera (niente video scattosi, sgranati o vocali ritardati). Gli utenti possono intervenire per “alzata di mano” e ottenere la parola qualora i moderatori la concedano. Gli audio possono esser ascoltati come sottofondo, permettendo all’utente di continuare a chattare altrove, lavorare o fare ciò che gli pare.
È tuttavia vero anche che un sistema del genere e la non ripetibilità del contenuto, presuppongono un’attenzione dell’utente verso gli orari in cui le conferenze vanno in onda. Questo sistema può far perdere ascoltatori alla piattaforma.

Perché un social che può apparire così limitato può invece nascondere del grande potenziale?
Perché gli italiani sono un popolo di chiacchieroni, e in un mondo parallelo dove la privacy è quasi costantemente a rischio, l’idea di non dover condividere video per interagire può risultare interessante.
Inoltre questa modalità di partecipazione snellisce la fruibilità e permette un consumo del contenuto per così dire “a sorsi”, ovvero intervallandolo o incastrandolo in ciò che si sta facendo.

Dove può far breccia ClubHouse? Sulla peculiarità del pubblico italiano (il nostro paese è tra le top ten in ordine di diffusione del social al momento), e sulla tendenza dell’utente moderno di colmare ogni istante con intrattenimento e informazioni, anche in auto o sotto la doccia. Si pensi al ritorno della radio e ai podcast, che spesso sostituiscono la musica nel momento in cui si cerca di ottimizzare i tempi per l’apprendimento e l’aggiornamento.

Tuttavia uno sguardo ai dati è fondamentale e stando a ciò che ci dice Google Trends il rumore attorno a ClubHouse sembra stia calando. Il che può voler dire – almeno in attesa di sviluppi – morte o settorializzazione su un pubblico molto specifico.

Tra gli sviluppi è facilmente prevedibile che vedremo la nascita degli account professional a pagamento, che permettano l’accesso a pagamento in alcune stanze.

Dove le cantine e le aziende vinicole posso trovare spazi d’azione per il loro marketing?

Partiamo da Clubhouse Creator First. Un programma pilota che permetterà a 20 creator, scelti tra tutti quelli che si candideranno entro al 31 marzo, di creare collaborazioni con aziende e monetizzare i propri contenuti in cui inserire temi, valori e menzione di prodotti vicini all’azienda.

È prevedibile inoltre che alcune room diventeranno a pagamento, e qui dovrà esser bravo l’influencer a creare in collaborazione con le aziende, il contenuto più invitante ed esclusivo possibile.

Così come potrebbe diventare comune pagare influencers per attirare ascoltatori su contenuti sponsorizzati  in una ottica di diffusione del brand verso un pubblico che al momento sembra culturalmente più sviluppato.

Clubhouse ha dichiarato che gli ascoltatori potranno remunerare direttamente gli speaker inviando al click una somma predefinita (anche minima) di denaro preacquistato in precedenza (una sorta di carta prepagata da utilizzare per pagare influenzerà e speaker).

Case History di ClubHouse applicato al mondo del vino e agli spirits

Crediamo fortemente che l’aspetto legato all’utilità e alla fruibilità di questo social come strumento da parte delle cantine non possa esser generalizzato.
Per dirla in parole spicce e chiare: una cantina di piccole dimensioni è meglio che si concentri su quello che già sta facendo con i social in maniera errata e si strutturi e investa per migliorarlo. Ricordiamoci che quello vitivinicolo è pur sempre un settore che comunica e vende emozioni attraverso video della vendemmia, immagini del paesaggio e foto dei produttori).

Un brand affermato, una cantina di grosse dimensioni fa bene a sperimentare e capire se ci sono i presupposti per fidelizzare un pubblico attraverso conferenze di approfondimento di qualità, che possano suscitare curiosità

Qualche esempio: una famosa testa giornalistica a tema vinicolo ha ospitato una conferenza su ClubHouse sulle annate 2015 e 2016 del Brunello di Montalcino, e considerando tutta la promozione che il consorzio ha messo in atto anche tramite Federica Pellegrini, ci viene da pensare che questa azione non sia stata proprio gratuita o promossa dalla spontanea generosità della testata.

Ancora, Montenegro in collaborazione con la propria agenzia di influencer marketing, è andata in diretta il 17 marzo su ClubHouse e Instagram al fine di rendere più dinamica la conversazione ed ampliare gli spazi e le modalità di condivisione con suoi fan.

L’attivazione su Instagram è stata svolta in più momenti: i due influencer e il moderatore hanno invitato i follower a prendere parte all’evento su ClubHouse. Nei giorni successivi i content creator dell’azienda hanno postato contenuti speciali dedicati al prodotto protagonista della drink strategy dell’azienda.

Insomma, margini per ritagliarsi una nicchia, fare pubblicità a pagamento e creare contenuti dando sfogo alla fantasia ci sono. Bisognerà attendere per capire quali attori della filiera enoica sapranno sfruttarlo al meglio e  ottenere risultati tra produttori, sommelier, distributori, e fornitori di servizi per le cantine.

Da capire quale sarà lo sviluppo del social e i dati d’utilizzo degli utenti. Almeno fino al lancio di Twitter Spaces