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enoturismo 2021

Enoturismo: Quali Competenze Sviluppare per Sfruttarlo al Meglio

L’estate 2021 del vino italiano avrebbe dovuto essere quella del rilancio dopo la crisi del Covid 19. Le cose sono andate così solo in parte a causa del propagarsi delle varianti che hanno fatto si che l’amministrazione governativa imponesse nuove misure contenitive della pandemia (leggi green pass) con polemiche e critiche annesse.

Tuttavia molto ancora le cantine possono fare per sfruttare il turismo enogastronomico di quest’anno da qui ad ottobre. E la scusa dell’imminente vendemmia che toglierebbe risorse alla gestione del turista in cantina non è più ammissibile.

Tra gli elementi su cui puntare, nuove figure professionali che accolgano il cliente e valorizzino l’offerta di cantine e aziende vitivinicole. Ne parliamo in questo articolo.

Enoturismo: un mercato in ripresa

Si scrive enoturismo, si legge opportunità. Il XVII Rapporto – Osservatorio sul Turismo del Vino, pubblicato a inizio agosto dall’Associazione Nazionale Città del Vino, indica le cifre: nel 2019, prima della pandemia, il settore aveva fatto registrare 15 milioni di presenze e 2,65 miliardi di euro di fatturato, considerando l’intera filiera. 

Secondo l’indagine, gli addetti ai lavori stimano che per tornare ai livelli pre-Covid ci vorranno due anni, ma intanto il turismo enogastronomico sembra trainare la ripresa. Ad affermarlo è il Rapporto 2021 sul Turismo Enogastronomico Italiano, in base alle interviste condotte su un campione rappresentativo di turisti:

  • Nel 2021, il 55% degli intervistati ha viaggiato o viaggerà per motivi legati all’enogastronomia;
  • Le sistemazioni che permettano di vivere all’aria aperta sono le più richieste (86%);
  • I viaggiatori si affidano sempre di più al web per scegliere le strutture da visitare, con una crescita del canale social (+4% solo su Instagram);
  • I turisti cercano anche un maggiore coinvolgimento: il 60% del campione afferma che le visite in cantina si somigliano tutte, e che preferirebbe esperienze più immersive, come la partecipazione attiva alla vendemmia.  

Cifre e tendenze che si traducono in un’occasione da non lasciarsi sfuggire per le imprese vitivinicole. Per cogliere le opportunità di mercato, però, è necessario strutturare l’offerta andando incontro alle richieste dei turisti. Oggi chi si dedica all’enoturismo cerca esperienze differenziate, pacchetti personalizzati e l’integrazione delle proposte con l’offerta turistica dell’intero territorio. E si informa prima di partire: sul web e sui social, soprattutto.

Alle imprese di settore, dunque, non basta più la conoscenza perfetta del prodotto: servono capacità di valorizzare il contesto, cura del rapporto con gli ospiti e un uso efficace e mirato gli strumenti digitali di comunicazione e promozione

Sono le persone a fare la differenza: titolari e collaboratori che, oltre a presentare il proprio vino e la propria azienda, accolgono il turista offrendo un’esperienza su misura. Competenze specifiche e abilità nella relazione si integrano: organizzazione accurata di tempi e spazi, flessibilità nel gestire gli imprevisti, disponibilità verso il cliente e la capacità di capire al volo chi si ha di fronte per adattare il modo in cui l’esperienza viene proposta.

In breve, servono risorse umane formate: per questo oggi in Italia c’è un’attenzione crescente al tema delle nuove figure professionali nel settore dell’enoturismo.

I nuovi profili professionali nell’enoturismo

A dire la verità, se ne parla già da un paio d’anni: il tema della necessità di nuovi profili specializzati per l’enoturismo, ad esempio, è stato uno degli argomenti centrali del congresso nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier, alla fine del 2019.

Oggi si moltiplicano le iniziative di formazione che preparano figure professionali capaci di accogliere in modo efficace visitatori e turisti del vino. Come l’addetto alle attività enoturistiche, ruolo espressamente previsto dalla legge 76/2019 della Regione Toscana, o l’accompagnatore enoturistico, oppure ancora, a livello territorialmente più vasto, il Destination Manager.

Se ciascuna figura ha le sue specificità, si possono però individuare alcune caratteristiche comuni ai diversi profili:

  • Conoscenza del prodotto e delle sue caratteristiche. Partiamo dalle basi: conoscere i vini dell’azienda agricola per cui si lavora, l’offerta del territorio e i metodi di produzione è scontato. Si promuove e si comunica al meglio solo ciò che si conosce.
  • Conoscenza del territorio. In un mercato in cui i turisti cercano esperienze autentiche e vogliono vivere a contatto con la comunità locale, raccontare il legame antico tra vino e territorio è un modo in più per dare valore al prodotto e all’impresa.
  • Capacità di relazione. È qui che ci si gioca il successo o il fallimento di una proposta enoturistica. Parliamo dell’abilità sottile di adattarsi all’interlocutore, ad esempio intuendo fin da subito se il turista è interessato all’aspetto tecnico della degustazione o semplicemente al fascino di un’esperienza che fonde sapore, territorio e cultura. Riuscire a dare a ciascun visitatore ciò che cerca vuol dire aprire la strada all’acquisto, al passaparola e alla fidelizzazione, anche a distanza (l’e-commerce nasce anche per questo, giusto?).
  • Arte del racconto. Pochi altri prodotti si prestano ad essere raccontati come il vino. Proporre un’esperienza che affianchi alla visita e alla degustazione il racconto della storia dell’azienda, degli aneddoti che hanno accompagnato la produzione, dei tesori nascosti del territorio significa offrire quel “qualcosa in più” che il turista del vino apprezza e ricerca.
  • Comunicazione digitale. Lo abbiamo già scritto: oggi chi sceglie l’enoturismo si informa sul web e sui social. Di conseguenza, è fondamentale saper curare la propria presenza online in modo mirato ed efficace, trasferendo all’utente il valore dell’azienda nei tempi ridottissimi della comunicazione sul web.   

Un elenco articolato, è vero. Il quadro che emerge, però, evidenzia una tendenza significativa: a dare valore al prodotto e all’azienda concorrono diversi elementi. Le nuove figure professionali nel settore enoturistico sono in grado di riconoscerli e di saperli utilizzare: da sole, o con il supporto di altri professionisti.

Formazione, esperienza, consulenza

Cosa può fare, allora, un’azienda vitivinicola che vuole proporsi sul mercato enoturistico in modo efficace? Prima di tutto, investire nelle risorse umane. Curare la formazione dei propri collaboratori o assumere nuove figure con una preparazione adeguata è il primo passo per cogliere le opportunità di un mercato in ripresa, anticipando i tempi e preparandosi alla piena ripartenza.

È sufficiente? Certo che no. L’efficacia si costruisce sul campo, attraverso la conoscenza diretta del prodotto, dell’impresa e delle sue dinamiche. Per questo, è importante che le figure di maggior peso all’interno dell’azienda supportino le nuove risorse, trasferendo esperienza e valori. In un settore dove comunicazione e relazione diventano strategici, è fondamentale conoscere ciò che si deve comunicare. 

E se manca ancora qualcosa? Non è sempre semplice trovare una o più figure in grado di assicurare tutte le competenze richieste, specie per le piccole aziende: in alcuni casi, le risorse interne possono essere affiancate in modo efficace da consulenti esterni.

Prendiamo la comunicazione digitale, ad esempio: un tema decisamente tecnico e complesso. Se cerchi qualcuno che ti aiuti a strutturare in modo efficace la tua presenza sul web, contattaci. Definiremo insieme a te un piano di comunicazione online su misura, per valorizzare al meglio la tua azienda vitivinicola e la sua offerta enoturistica.