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i vini rosati più richiesti dai quali prendere ispirazione

Il mercato mondiale dei vini rosé: sfide e opportunità per i vini italiani

Bianco o rosso? Rosé, grazie. La terza via del vino è una realtà ormai consolidata, con caratteristiche definite e dati di mercato significativi. Qual è la situazione del mercato mondiale dei vini rosé e come si posizionano i rosati italiani? Lo vediamo in questo articolo.

Il mercato mondiale dei vini rosé

In meno di vent’anni, il consumo di vino rosé nel mondo è aumentato del 20%: una bottiglia su dieci bevuta sul mercato dei vini fermi a livello globale è un vino rosato. Perfino l’Huffington Post ha scritto «#roséallyear, rosé tutto l’anno è diventato un hashtag», evidenziando come sia cambiato l’approccio a questo vino. Cifre importanti, che però vanno analizzate nel dettaglio: lo scenario, infatti, è più articolato di quanto sembri, soprattutto per l’Italia dove il consumo è ancora basso ma la richiesta internazionale interessante. Ecco perché le cantine italiane dovrebbero tener conto di questo trend ed eventualmente sviluppare un vino rosato per il loro portfolio di referenze.

L’ultima analisi del settore arriva dall’Osservatorio mondiale dei vini rosé: la relazione annuale 2021, pubblicata a maggio, fotografa la situazione analizzando i dati pre-pandemia.

Nel 2019 il consumo di rosé ha raggiunto i 23,6 milioni di ettolitri: rispetto al 2018, anno in cui si era toccata la cifra record di 25,6 milioni di ettolitri, si registra dunque un calo. Se, tuttavia, si considera come riferimento il 2002, i dati evidenziano una crescita del 20%, malgrado le oscillazioni anno su anno.

Rispetto ai vini bianchi e rossi, il rosé si prende una quota del 10,5% dei consumi sul mercato dei vini fermi. A trainare il comparto, tre paesi che da soli arrivano quasi al 60% del totale: Francia (35%), Stati Uniti (15%) e Germania (7%). L’Italia si piazza al 19° posto, con meno di un milione di ettolitri consumati.

Diversa la situazione per quanto riguarda la produzione: con 23 milioni di ettolitri prodotti, i dati globali rimangono più o meno stabili dal 2002 al 2019. I principali paesi produttori di vini rosé a livello mondale sono quattro: Francia, Stati Uniti, Spagna e Italia. La produzione italiana arriva a 2,2 milioni di ettolitri: una cifra dimezzata rispetto al 2009.

Se si considerano invece i dati dell’export, lo scenario cambia ancora, soprattutto per il nostro paese. Analizziamo le cifre facendo una doverosa distinzione tra esportazioni in volume ed esportazioni in valore:

  • Per quanto riguarda le esportazioni in volume, la Spagna guida la classifica con il 41% del totale. Seguono l’Italia (15%) e la Francia (14%), i due paesi che, dal 2003 in poi, si contendono la terza posizione del podio.
  • Se si considera invece il valore delle esportazioni, la Francia si conferma leader di mercato, con il 34%. L’Italia, però, è al secondo posto, con il 21%: un segnale importante, che evidenzia un posizionamento del nostro paese nel comparto più alto della gamma. 

Riguardo all’ultimo dato, una stima più precisa risale al rapporto annuale 2020 su dati 2018: l’Italia aveva fatto registrare un aumento significativo del prezzo medio, da 1,7 euro a bottiglia nel 2014 a 2,3 euro a bottiglia nel 2018.

Partiamo proprio da queste ultime considerazioni per un’analisi della produzione italiana e delle strategie di mercato adottate, tra ricerca della qualità e iniziative di valorizzazione delle eccellenze.

La produzione italiana tra qualità e valorizzazione

Che i vini italiani rosé si stiano imponendo all’attenzione non solo dei consumatori ma anche degli esperti di settore è un dato di fatto. A testimoniarlo, i risultati del Concours Mondial de Bruxelles – Selezione Rosé: la prima edizione si è tenuta a inizio marzo 2021 e, tra i premiati, spiccano le 64 medaglie conquistate dai vini rosati italiani, secondi solo alla Francia, con 135 medaglie.

Sono proprio i giudici selezionati per valutare le etichette in concorso a tratteggiare le tendenze del mercato mondiale dei vini rosé: il fenomeno è in ascesa, e i consumatori scelgono i rosati soprattutto per celebrare un evento particolare o per accompagnare momenti conviviali. Inoltre, spesso si privilegiano le etichette più note, oppure si scelgono vini dei territori di maggiore tradizione o della propria zona di appartenenza.

La connotazione territoriale, dunque, assume un valore specifico anche nel mercato dei vini rosati. Lo sanno bene i promotori di Rosautoctono, l’Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano, nato nel 2019 per diffondere la cultura e la conoscenza del rosé italiano a livello nazionale e internazionale. 

Il progetto riunisce sei consorzi di tutela, con l’obiettivo di coordinare iniziative di promozione e risorse. Le eccellenze storiche italiane valorizzate da Rosautoctono comprendono:

  • Il Chiaretto, prodotto sulla sponda veneta e lombarda del Lago di Garda. Un esempio? Il Bardolino Chiaretto di Tenuta La Prensa, premiato all’International Rosé Championship 2019 e molto apprezzato per eleganza e qualità. L’azienda aderisce al Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino, uno dei fondatori di Rosautoctono.
  • Il Rosato, prodotto in quattro comuni della Calabria e in Puglia, nella zona del Salento e vicino a Castel del Monte.
  • Il Cerasuolo, vino rosé ottenuto da uve Montepulciano in aree ben individuate dell’Abruzzo.

È il presidente di Rosautoctono, Franco Cristoforetti, ad indicare le cifre di riferimento: i consorzi aderenti producono 23 milioni di bottiglie l’anno, con la zona del Garda come primo produttore. Anche le singole aziende registrano trend positivi, con un aumento generalizzato della richiesta. 

Una ricerca commissionata a Wine Monitor di Nomisma da un’impresa del settore, ad esempio, evidenzia un aumento delle vendite dei rosé italiani negli Stati Uniti, specie per il comparto Luxory e Super Luxory. Pur se la quota di mercato rimane poco rilevante (6%), i vini rosati italiani fanno registrare l’incremento maggiore, con +63,9% nel 2020 rispetto al 2019 e prezzi per bottiglia in crescita. Il dato è significativo e promettente, dal momento che, come abbiamo visto, gli Stati Uniti sono il secondo paese al mondo per consumo di vini rosati.

I vini rosati internazionali da prendere in considerazione ed imitare sull’onda del successo della loro richiesta internazionale rimangono i provenzali. Lo stile focalizzato su freschezza, eleganza e leggerezza dettato da Whispering Angel e Miraval sembra ad oggi essere il più richiesto.

In sintesi, i rosé italiani si confermano una scelta apprezzata dai consumatori sul mercato mondiale. Non solo, ma il prezzo delle singole bottiglie aumenta, di pari passo con il riconoscimento della qualità delle etichette. Per capire se il trend è destinato a durare, bisognerà attendere i dati post-pandemia: restano comunque i segnali positivi, convalidati dalle cifre e dal crescente fermento tra i produttori.

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